Anoressia Nervosa

Come già introdotto, i sintomi dell’anoressia nervosa e gli aspetti che caratterizzano questo disturbo dell’alimentazione sono ben identificabili e precisamente: restrizione nell’assunzione di calorie che porta ad un peso corporeo significativamente basso rispetto alla media per età, sesso, livello di sviluppo e salute fisica; intensa paura di ingrassare anche quando si è sottopeso; alterazione nella percezione e nella valutazione del peso, delle forme corporee ed eccessiva influenza di questi aspetti sui livelli di autostima accompagnati da una mancanza di riconoscimento della pericolosità della condizione di sottopeso. Secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 5, 2014) esistono due tipologie di anoressia nervosa:

  • con restrizioni: se negli ultimi 3 mesi la persona non presenta ricorrenti episodi di abbuffata o condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso eccessivo di lassativi, diuretici o enteroclismi), con rapida perdita di peso in tempi limitati per mezzo della dieta, del digiuno ed intensa attività fisica.
  • con abbuffate/condotte di eliminazione: se durante gli ultimi 3 mesi la persona ha presentato ricorrenti episodi di abbuffata o condotte di eliminazione

Per i bambini e gli adolescenti (come per gli adulti) il livello di gravità del disturbo è stabilito da un percentile dell’IMC (indice di massa corporeo) per l’età. L’indicatore di sottopeso per età è al di sotto del V percentile e al di sopra di questo parametro di riferimento bambini e adolescenti possono essere giudicati sottopeso se incapaci di mantenere la traiettoria di crescita prevista.

Cause ed esordio dell’anoressia nervosa

L’esordio avviene durante l’adolescenza o nella prima età adulta; di solito riguarda ragazze o giovani donne con età compresa tra i 15 e i 25 anni, tuttavia può esordire anche in età evolutiva: a partire dai 7 anni si parla di anoressia ad insorgenza precoce. La persona solitamente viene condotta all’attenzione clinica dai familiari preoccupati per la marcata perdita di peso. Come per tutti i disturbi alimentari, non è possibile identificare un solo fattore responsabile dell’insorgenza dell’anoressia nervosa, piuttosto è necessario considerare un insieme di

  • fattori fisici, ambientali e di personalità:
  • fattori temperamentali: bambini ansiosi, perfezionistici, con tratti ossessivi mostrano un più alto rischio di sviluppare anoressia nervosa;
  • fattori ambientali: pare esserci un’associazione tra anoressia nervosa e culture/ambienti in cui la magrezza è considerata un valore, inoltre anche un ambiente familiare caratterizzato da interazioni disfunzionali tra genitore-bambino rappresenta un fattore di rischio;
  • fattori genetici e fisiologici: è presente maggior rischio di anoressia nervosa tra parenti biologici di primo grado di individui con il disturbo.

adolescente-anoressia-bambini

L’anoressia nervosa danneggia in modo significativo sia la salute fisica che il funzionamento psicologico e sociale del bambino che ne soffre. Lo squilibrio nutrizionale dovuto al digiuno o semidigiuno possono portare a condizione mediche significative e potenzialmente pericolose per la vita. Le complicazioni mediche riguardano principalmente alterazioni nelle funzioni endocrine, cardiovascolari, gastrointestinali, ematologiche. In particolare, possono essere presenti: demineralizzazione ossea con osteopenia, alterazioni cutanee, disturbi gastrointestinali, danni muscolari, letargia o eccesso di energia, ipotermia e ipotensione. In età evolutiva queste complicazioni possono interferire sullo sviluppo psicofisico, portando a condizioni di rallentamento o nei casi più gravi di arresto della crescita. La maggior parte delle complicazioni mediche, tuttavia, a eccezione della ridotta densità ossea, scompaiono una volta normalizzato il peso e dopo aver acquisito un corretto comportamento alimentare.

A livello psicologico un aspetto evidente del disturbo è il desiderio di controllo, spesso esteso a diversi aspetti della propria vita e applicato con maggior predilezione al peso, in quanto obbiettivo più facilmente misurabile e quindi maggiore può essere il senso di autoefficacia provato. Spesso però questi continui controlli del peso generano emozioni spiacevoli, e in alcuni periodi il bambino o l’adolescente tenderà a evitare qualsiasi tipo di controllo del peso e del corpo evitando non solo la bilancia, ma anche la propria immagine riflessa nello specchio.

Il porsi degli obbiettivi e perseguire degli standard elevati, tipico delle personalità di tipo perfezionistico, sembra essere un processo cognitivo centrale nell’anoressia nervosa; si nota una paura irrealistica dei propri errori, da cui consegue il bisogno di stabilire delle regole il più rigide e vincolanti possibili allo scopo di limitare l’errore e vivere in un illusorio senso di organizzazione e ordine. Il controllo si rivela pertanto come una strategia, un piano per gestire un dolore più profondo legato a una bassa autostima; ci si sente validi ed adeguati solo perseguendo regole e obbiettivi rigidi.

L’ossessione per il cibo, il pensiero fisso e costante del cibo nella propria mente, può avere un’influenza sul tono emotivo specie in chi ha una particolare sensibilità verso le emozioni negative. Tristezza e senso di colpa sono le emozioni spesso sperimentate, che portano nel tempo a isolarsi socialmente. Per tali caratteristiche di gravità, la prevenzione e anche un tempestivo intervento psicoterapeutico sono fondamentali per gestire e trattare il disturbo.

Trattamento dell’anoressia nervosa

Vista la complessità dei disturbi alimentari, nel trattamento è importante adottare un approccio multidisciplinare che comprenda non soltanto un percorso psicoterapeutico individuale, ma anche un coinvolgimento delle famiglie, l’utilizzo di un’adeguata farmacoterapia (in alcuni casi) e il coinvolgimento di figure medico-nutrizionali. Nei casi in cui lo stato di denutrizione sia grave è necessario intervenire attraverso il ricovero ospedaliero.

La psicoterapia cognitivo comportamentale prende in considerazione sia la tendenza al controllo alimentare e l’ossessione per il peso corporeo, sia i processi che sono alla base del disturbo quali bassa autostima, perfezionismo clinico, difficoltà nel tollerare le emozioni e le difficoltà interpersonali. Nel corso del trattamento, dapprima viene condiviso con il bambino e i genitori il funzionamento del disturbo e i fattori di mantenimento con l’obbiettivo di normalizzare il peso e diminuire i comportamenti di controllo. In seguito si affrontano i processi centrali del disturbo tra cui le preoccupazioni per forma e peso corporei e il vissuto emotivo, portando alla consapevolezza delle emozioni che influiscono sui comportamenti disfunzionali. L’obbiettivo di tale percorso è quello di apprendere che controllo, perfezionismo e più in generale il disturbo alimentare rappresentano un modo negativo per gestire i propri vissuti emotivi di sofferenza.

Nella fase finale del percorso vengono rafforzate le strategie utili per affrontare eventuali ricadute. Di grande importanza è il percorso di parent-training, da svolgere parallelamente alla terapia individuale, che permette di far conoscere le caratteristiche del disturbo, le difficoltà dei familiari e le indicazioni su come affrontarle, superarle ed interagire nel contesto familiare.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta Edizione. A cura di Biondi M. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014.
  • Dalle Grave, R., Fattori cognitivo comportamentali nel mantenimento dei disturbi del comportamento alimentare, in Brunetta M., Froldi M. (a cura di), I meccanismi del mantenimento del sintomo nei disturbi del comportamento alimentare: Anoressia nervosa e bulimia nervosa, Pitagora Press, Milano, pp. 93-118, 2001.
  • Isola L., Mancini F. (a cura di) “Psicoterapia cognitiva dell’infanzia e dell’adolescenza” Seconda Edizione Franco Angeli Editore, Milano 2007.
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