Depressioni infantili e adolescenziali

Fino a pochi anni fa era opinione comune che i disturbi depressivi fossero più frequenti negli adulti e abbastanza rari nei bambini, soprattutto perché oscillazioni d’umore, irritabilità e umore basso erano considerati momenti normali presenti nel processo di crescita. Negli ultimi anni invece si è assistito ad un incremento delle ricerche sulla depressione infantile che oggi è riconosciuta come un disturbo presente anche in età evolutiva e di grande impatto sullo sviluppo in quanto può severamente compromettere il funzionamento di bambini e adolescenti in molti ambiti di vita, come la scuola e le relazioni sociali.

Per depressione, nella pratica clinica, ci si riferisce all’insieme dei sintomi che portano a cambiamenti del tono dell’umore, di pensiero e di comportamento, orientati in senso negativo. Per arrivare alla diagnosi di depressione è necessario che questi sintomi siano presenti e influiscono nelle attività del bambino per un periodo di almeno 2 settimane. L’umore depresso è caratterizzato dalla presenza di tristezza, pianto frequente, irritabilità, perdita di interesse e piacere per le attività quotidiane o precedentemente considerate piacevoli. I bambini depressi si sentono sfiduciati, impotenti e appaiono infelici. In altri casi il disturbo depressivo può esprimersi con la rabbia piuttosto che con la tristezza, comportamento più frequente nei bambini.

La presenza e persistenza della sintomatologia depressiva determina nel tempo altre conseguenze: difficoltà di concentrazione, caduta nelle prestazioni scolastiche, disturbi del sonno (ipersonnia o insonnia), modificazioni nell’alimentazione (inappetenza o iperalimentazione), facile stancabilità, difficoltà ad iniziare un’attività, mancanza di fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità, forti sensi di colpa e in caso di depressione grave anche pensieri di morte e suicidio. In generale i bambini tendono ad avere la depressione assieme ad altri disturbi e, in generale, più sintomi sono presenti, più la depressione è grave.

Cause e categorizzazione dei disturbi depressivi

Come nell’adulto, anche nel bambino le cause alla base dei disturbi depressivi sono diverse e di tipo biologico, psicologico e sociale. Si possono riscontrare soprattutto negli adolescenti difficoltà di natura sociale e un generale malfunzionamento familiare. Le tesi più accreditate indicano che la depressione infantile possa essere il risultato dell’associazione di fattori genetici, temperamentali, di personalità, ambientali e neurobiologici.

La patologia depressiva ha un forte impatto familiare: figli di genitori depressi hanno un rischio relativo di sviluppare una patologia dell’umore lungo il loro arco di vita sei volte maggiore rispetto ai figli di genitori sani (Downey, Coyne 1990). Una delle possibili spiegazioni di questo fenomeno è che un genitore depresso, oltre alla trasmissione diretta di una vulnerabilità genetica per i disturbi depressivi, fornisca ai loro figli uno stile affettivo-ambientale sfavorevole e in grado di amplificare il dato genetico puro (Cicchetti, Tucker, 1994).

Per quanto riguarda i fattori ambientali sembra che la depressione in età evolutiva sia correlata con esperienze di vita negative, come un lutto, una perdita, difficoltà economiche o scolastiche, conflitti coniugali, eventi traumatici (Cicchetti, Tucker, 1994). Vista la complessità del disturbo che può esordire già in età scolare è importante rilevare precocemente i sintomi e intervenire in modo da evitare la persistenza del disturbo fino all’età adulta o l’evoluzione verso un disturbo psichiatrico più grave. Il DSM V distingue varie tipologie di disturbo depressivo che si differenziano per la gravità, la numerosità e durata dei sintomi depressivi. Le forme più comuni del disturbo in età evolutiva e adolescenziali sono riportate e descritte di seguito.

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Depressione maggiore

La diagnosi di disturbo depressivo maggiore richiede che siano soddisfatti i seguenti criteri: un periodo minimo di due settimane di pervasivo cambiamento dell’umore in tristezza, irritabilità e perdita di interesse o di piacere e un rapido cambiamento nel funzionamento, accompagnato da una compromissione del funzionamento sociale in almeno 4 aree:

  • Disturbi dell’alimentazione e/o insolito aumento o calo di peso;
  • Disturbi del ritmo sonno-veglia;
  • Rallentamento o agitazione psicomotoria;
  • Anedonia;
  • Affaticamento;
  • Autovalutazioni negative o senso di colpa eccessivo;
  • Difficoltà di concentrazione;
  • Pensieri ricorrenti di morte, ideazione suicidaria o tentativi di suicidio.

Il disturbo del sonno nel bambino può manifestarsi sottoforma di incubo piuttosto che insonnia o ipersonnia; sul piano del comportamento possono prevalere irritabilità, aggressività, disturbi fisici, ansia da separazione, agitazione e oppositività; nell’adolescente prevalgono invece, l’anedonia, le difficoltà scolastiche, il senso di impotenza, l’ipersonnia, i cambiamenti del peso e i tentativi di suicidio.

Il disturbo distimico

Il disturbo distimico è una condizione cronica caratterizzata da umore depresso e/o irritabile, la quale deve essere presente la maggior parte dei giorni, per buona parte del giorno, per almeno un anno. Inoltre, devono essere presenti altri due dei sintomi che caratterizzano il disturbo depressivo maggiore.

Il disturbo depressivo non altrimenti specificato (NAS)

La diagnosi di disturbo depressivo non altrimenti specificato viene considerata quando le manifestazioni depressive non soddisfano tutti i criteri previsti per gli altri disturbi depressivi.

Il trattamento dei disturbi depressivi

La letteratura sul trattamento della depressione infantile evidenzia solo in parte l’efficacia degli interventi farmacologici se non associati a interventi di psicoterapia. Le ricerche riportano maggiore efficacia della terapia cognitivo-comportamentale, rispetto ad altre forme di psicoterapia e alla sola farmacologia. Gli scopi dell’intervento terapeutico riguardano il miglioramento dei sintomi, la consolidazione e il mantenimento della remissione e la prevenzione di ricadute negli anni successivi. L’approccio farmacologico è in espansione, nonostante i pericoli connessi con l’uso di tali farmaci in età precoce (Ammanniti, 2001): i farmaci antidepressivi di tipo serotoninergico (in grado, cioè, di aumentare i livelli di serotonina) sembrano essere una delle vie elettive per la riduzione dei sintomi depressivi (Costello, 2002).

E’ indispensabile inoltre un sostegno alla famiglia mirato alla migliore comprensione dei disturbi del’umore e dei bisogni profondi del bambino depresso di essere sostenuto durante la giornata. La psicoterapia individuale deve includere un approccio cognitivo e uno più strutturato e diretto all’espansione delle funzioni sociali. Poiché le competenze sociali possono restare compromesse anche dopo l’esordio acuto sono importanti interventi a lungo termine e integrati sull’ambiente sociale (Levi, Sogos, 1999). Non c’è dubbio che risulta essenziale nel trattamento di tali disturbi essere allerti nel riconoscere manifestazioni anomale del comportamento infantile, agire tempestivamente, ed affidarsi congiuntamente ad un equipe di più professionisti di ambito psicoterapeutico e neuropsichiatrico.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta Edizione. A cura di Biondi M. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014.
  • Isola L., Mancini F. (a cura di) “Psicoterapia cognitiva dell’infanzia e dell’adolescenza” Seconda Edizione Franco Angeli Editore, Milano 2007.
  • Lambruschi F., “Psicoterapia cognitiva dell’età evolutiva. Procedure di assessment e strategie psicoterapeutiche”. Edizioni Bollati Boringhieri 2014.

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