Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)

Caratteristiche, cause e diagnosi

Con la sigla utilizzata convenzionalmente DSA ci si riferisce alla categoria dei cosiddetti Disturbi evolutivi Specifici di Apprendimento e che riguardano esclusivamente le abilità scolastiche, e più precisamente al disturbo della lettura (Dislessia), disturbi della scrittura (Disortografia e Disgrafia) e disturbo del calcolo (Discalculia). Per poter fare diagnosi di DSA il funzionamento intellettivo generale deve essere nella norma e non compromesso e la difficoltà deve riguardare uno specifico dominio di abilità scolastica o tutti e tre i domini (lettura, scrittura e calcolo) in modo significativo e circoscritto. In questo senso il principale criterio necessario per stabilire la diagnosi di DSA è quello della “discrepanza” tra abilità nel dominio specifico interessato (deficitaria in rapporto alle attese per l’età e/o la classe frequentata) e l’intelligenza generale (adeguata per l’età cronologica).

Rispetto alle cause, gli studi scientifici mostrano la presenza di fattori e caratteristiche specifiche neurobiologiche. Il cervello delle persone con Disturbo Specifico dell’Apprendimento presenta aree, deputate a compiti specifici, che funzionano in modo completamente differente da un normo lettore. Inoltre è stata dimostrata da numerosi studi un’alta familiarità del disturbo (circa nel 65% dei casi è presente in famiglia almeno un altro membro con DSA), un’elevata concordanza della dislessia in gemelli monozigoti (71%) rispetto agli eterozigoti (49%), oltre che una maggiore presenza nei soggetti di sesso maschile. Tutto ciò permette di supporre la presenza di un’alterazione neurobiologica, che trova presumibilmente origine in una condizione genetica alterata.

L’accertamento diagnostico di uno specifico disturbo evolutivo dell’apprendimento avviene in due distinte fasi, rispettivamente finalizzate all’esame dei criteri diagnostici prima di inclusione e successivamente di esclusione. Nella prima fase si somministrano, insieme alla valutazione del livello intellettivo, quelle prove necessarie per l’accertamento di un disturbo delle abilità comprese nei DSA. Nella seconda fase vengono disposte quelle indagini cliniche necessarie per la conferma diagnostica mediante l’esclusione della presenza di patologie o anomalie sensoriali, neurologiche, cognitive e di gravi psicopatologie.

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Importante è anche la diagnosi differenziale con i BES (Bisogni Educativi Speciali) che non rappresentano un disturbo definito in una categoria diagnostica ma che comunque nel contesto scolastico necessitano di un percorso personalizzato, così come i DSA; non si tratta di un concetto clinico, bensì pedagogico. Qualunque studente può avere dei bes per diversi motivi: fisici, biologici, fisiologici, psicologici e sociali. Secondo C.M. n° 8 del 6 marzo 2013 l’area dei Bisogni Educativi Speciali (BES) comprende: “lo svantaggio sociale e culturale, i disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, le difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”. Come si può facilmente comprendere all’interno di questa categoria rientra un gruppo fortemente eterogeneo di persone, sia con diagnosi molto diverse fra loro, sia senza diagnosi, per questo non potrebbe esserci una categoria diagnostica BES.

La diagnosi di dislessia, disortografia e disgrafia non può essere effettuata prima della fine della II classe di scuola primaria, mentre la diagnosi di discalculia non prima della fine della III classe di scuola primaria.

Il trattamento dei disturbi specifici dell’apprendimento

Il trattamento vero e proprio è di tipo strettamente riabilitativo e precisamente di tipo neuropsicologico, ritenuto ad oggi il più efficace. Dalla Consensus Conference è emerso che: “i trattamenti più efficaci sembrano essere quelli mirati a riabilitare la funzione o vicariare la funzione con metodi strutturati o basati sul deficit”. In pratica si lavora sulle specifiche capacità cognitive deficitarie alla base del disturbo specifico o si potenziano capacità cognitive in grado di supportare o sostituire funzioni compromesse.

Gli interventi variano a seconda delle caratteristiche individuali, va quindi strutturato un intervento in seguito alla stesura di un profilo personale dei deficit. In ogni caso è raccomandato un intervento il più possibile tempestivo e specialistico, sia per approfittare della fase evolutiva in cui l’alunno è predisposto a specifici apprendimenti, sia per evitare il rischio del consolidamento degli errori. L’insuccesso prolungato genera infatti scarsa autostima e dalla mancanza di fiducia nelle proprie possibilità scaturisce un disagio psicologico che, nel tempo, può strutturarsi e dare origine ad un’elevata demotivazione all’apprendimento scolastico. Questo disagio può tradursi anche in disturbi del comportamento e/o in manifestazioni emotivo-affettive particolari quali la forte inibizione, l’aggressività, il rifiuto della scuola, disturbi depressivi.

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Nel contesto scolastico i bambini e ragazzi con DSA seguono un percorso personalizzato, formalizzato in un piano didattico personalizzato PDP. Il PDP è un documento in cui vengono riportate le modifiche didattiche relative a uno studente. Di solito contiene le cosiddette misure compensative e dispensative. È redatto dal team docenti o dal consiglio di classe sulla base delle caratteristiche individuali (difficoltà e punti di forza) della persona a cui è rivolto. Gli strumenti compensativi sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano l’esecuzione di attività che richiedono abilità su cui lo studente è in difficoltà. Nella maggior parte dei casi si fa riferimento a: sintesi vocale (audiolibri, o adozione di programmi per ascoltare i brani anziché leggerli); registrazione delle lezioni per evitare di far prendere appunti scritti durante le lezioni, programmi di videoscrittura con correttore ortografico, calcolatrice, utilizzo di tabelle, formulari, mappe concettuali. Gli strumenti dispensativi sono misure che permettono allo studente di non svolgere alcune attività che, in base alla diagnosi, risulterebbero particolarmente difficoltose e che non migliorerebbero l’apprendimento. Alcuni esempi sono le interrogazioni programmate, riduzione del contenuto delle prove da svolgere, l’uso del vocabolario, l’aumento dei tempi per lo svolgimento delle verifiche, la dispensa (quando necessario) dell’apprendimento della lingua straniera in forma scritta.

Disturbo della lettura: Dislessia

La dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) e consiste nella difficoltà relativa alla capacità di leggere in modo corretto e fluente. Leggere e scrivere sono considerati atti così semplici e automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. Il bambino dislessico può leggere ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica e perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara.

La dislessia non è causata da un deficit di intelligenza né da problemi ambientali o psicologici o da deficit sensoriali o neurologici. Ciò significa che per avere una diagnosi di dislessia, il bambino NON deve presentare: deficit di intelligenza, problemi ambientali o psicologici, deficit sensoriali o neurologici. La dislessia si presenta in quasi costante associazione ad altri disturbi: la difficoltà di lettura può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi nella scrittura come la disortografia (nel 60% dei casi) e la disgrafia (nel 43% dei casi). Ciò determina la marcata eterogeneità dei profili e l’espressività con cui i DSA si manifestano, e comporta significative ricadute sulle indagini diagnostiche. Tuttavia questi bambini sono intelligenti, solitamente vivaci e creativi. Come detto la diagnosi di dislessia non può essere effettuata prima della fine della II classe di scuola primaria.

Disturbi della scrittura: Disgrafia e Disortografia

Gli aspetti generalmente condivisi circa i Disturbi della Scrittura, riguardano la sua suddivisione in due componenti del processo di scrittura: una di natura linguistica (deficit nei processi di cifratura) e una di natura motoria (deficit nei processi di realizzazione grafica). La disortografia consiste nella difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici. La disortografia è caratterizzata da difficoltà nel rispettare le regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto. Il soggetto compie numerosi errori di scrittura, come:

  • scambio di suoni simili per forma (m-n, b-d) o suono (p-b, f-v);
  • riduzioni di gruppo (“pota” invece di “porta”);
  • fusioni o separazioni illecite (“lape” invece di “l’ape”);
  • omissioni o aggiunta di lettere, sillabe o parti di parole (“tvolo” invece di “tavolo”);
  • difficoltà con i gruppi consonantici complessi, doppie, trigrammi;
  • errori in compiti di copiatura.

Tali difficoltà, secondo il manuale diagnostico ICD-10, che lo chiama “Disturbo specifico della compitazione”, non sono spiegate solamente da ridotta età mentale, problemi di acutezza visiva o inadeguata istruzione scolastica. Dopo avere effettuato una dettagliata valutazione clinica del profilo neuropsicologico, si definisce un training riabilitativo mirato, il cui obiettivo consiste nel potenziamento dei processi cognitivi implicati nella scrittura e negli altri ambiti in cui il bambino/ragazzo ha delle difficoltà.

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Alla disortografia si affianca spesso la disgrafia. La disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento, in assenza di deficit intellettivi e neurologici, che incide sulle funzioni fondamentali della scrittura. Si manifesta, quindi, come difficoltà a riprodurre sia i segni alfabetici che quelli numerici. E’ un disturbo legato a difficoltà nella motricità fine spesso associata a difficoltà nelle competenze prassiche, che impedisce di automatizzare la routine motoria necessaria per la realizzazione del segno scritto. La scrittura disgrafica risulta disordinata, illegibile o caratterizzata da troppa lentezza. Le caratteristiche comunemente riscontrate nei bambini con disgrafia sono:

  • Scrittura irregolare per dimensione e/o pressione.
  • Scorretta impugnatura della penna.
  • Scarsa capacità di utilizzare lo spazio sul foglio e mantenere la direzione orizzontale dello scritto.
  • Mancato rispetto dei margini.
  • Spazi tra i grafemi e tra le parole irregolari.
  • Scrittura difficilmente decifrabile.

La disgrafia è spesso associata a un disturbo visuo-spaziale o a un problema di coordinazione motoria. Pertanto, la valutazione dovrebbe includere oltre alle prove che riguardano specificatamente la scrittura, anche prove che valutano le abilità visuo-spaziali.
Come per la dislessia, si può fare diagnosi di disortografia o disgrafia o di entrambi alla fine della II classe di scuola primaria.

Disturbo del calcolo: Discalculia

La discalculia è un disturbo caratterizzato da ridotte capacità nell’apprendimento delle abilità numeriche e del calcolo in rapporto alla classe frequentata. Interferisce negativamente con l’apprendimento scolastico e con le attività quotidiane che richiedono capacità di calcolo. Le prestazioni aritmetiche di base di questi bambini (addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione) risultano significativamente al di sotto del livello atteso rispetto all’età cronologica, all’intelligenza generale e alla classe frequentata. Si presenta di frequente in associazione ad altri disturbi dell’apprendimento, come la dislessia, o a difficoltà di tipo visuo-spaziale. La valutazione delle abilità aritmetiche deve necessariamente prevedere prove diverse, che indagano le componenti fondamentali del sistema numerico e del calcolo, come ad esempio:

  • calcolo a mente e scritto,
  • conoscenza dei fatti aritmetici,
  • giudizio di numerosità e di grandezza,
  • ordinamento di serie di numeri,
  • scrittura e lettura di numeri.

Esistono prove standardizzate finalizzate a valutare il livello di competenza raggiunto nelle principali componenti di elaborazione cognitiva del sistema dei numeri e del calcolo. I risultati di una valutazione approfondita delle abilità di calcolo, che metta in luce le competenze di base maggiormente compromesse, consentono di progettare un intervento specifico.
I disturbi del calcolo richiedono quindi un trattamento specialistico, ma è importante intervenire anche nel contesto scolastico. E’ utile evitare di far ripetere al bambino molte volte un esercizio in cui compie un errore, poiché rischia di renderlo automatico. Inoltre, è opportuno limitare, quando possibile, il sovraccarico della memoria, permettendo all’alunno di utilizzare dei supporti nello svolgimento di un compito di calcolo a mente. La diagnosi non può essere fatta prima della fine della III classe della scuola primaria.

Bibliografia

  • AID-Comitato Promotore Consensus Conference, Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento: raccomandazioni per la pratica clinica di dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia, Edizioni Erickson, Trento, 2007.
  • American Psychiatric Association. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta Edizione. A cura di Biondi M. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014.
  • Vio C., Lo Presti G., “Diagnosi dei disturbi evolutivi. Modelli, criteri diagnostici e casi clinici”, aggiornato al DSM V, Edizioni Erickson, Trento 2014.
  • Vio C., Tressoldi P., Lo Presti G., “Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico”, Edizioni Erickson, Trento 2014.

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