Disturbo Asperger

La sindrome di Asperger è un grave disturbo dello sviluppo caratterizzato dalla presenza di difficoltà importanti nell’interazione sociale e da schemi inusuali e limitati di interessi e di comportamento. Sono state constatate molte similitudini con l’autismo senza ritardo mentale (denominato ”High Functioning Autism”), ma non si è ancora risolta la questione se la sindrome di Asperger e l’autismo di alto livello siano veramente condizioni diverse.

La sindrome di Asperger, è stata originariamente descritta da Hans Asperger (1944), il quale forniva un resoconto di alcuni casi, le cui forme cliniche somigliavano alla descrizione di Kanner (1943) dell’autismo (problemi con interazione sociale e comunicazione e schemi di interessi limitati e caratteristici). La descrizione di Asperger si differenziava però da quella di Kanner, in quanto il linguaggio era in ritardo in modo meno frequente, i deficit di tipo motorio erano più comuni, l’inizio della manifestazione del disturbo si presentava più tardi, e tutti i casi iniziali descritti riguardavano solo il sesso maschile.

Nonostante la descrizione del quadro clinico della sindrome di Asperger sia stata già delineata nel 1944 come detto, dal pediatra Hans Asperger, tale sindrome è stata riconosciuta ufficialmente solo nel 1994. La malattia è stata classificata come un disordine dello sviluppo, basato neurologicamente, e rientra nello spettro dei disturbi generalizzati di apprendimento (o spettro autistico). Si possono riassumere le caratteristiche dei bambini con Asperger in sette punti:

  • insistenza sulla monotonia
  • compromissione delle interazioni sociali
  • raggio ristretto di interessi
  • concentrazione limitata
  • limitata coordinazione motoria
  • difficoltà scolastiche
  • vulnerabilità emotiva

Una delle caratteristiche più evidenti è la difficoltà, da parte delle persone con Asperger, a gestire la condotta sociale e le loro relazioni e interazioni con gli altri. Il comportamento sociale è insolito ed è particolare invece lo stile conversazionale. Da bambini sono poco motivati a giocare con altri bambini della stessa età, prediligendo un gioco solitario o con bambini più piccoli o più grandi. Nella maggior parte dei casi però le attività sociali vengono evitate. Il bambino con Sindrome di Asperger non sembra consapevole delle regole implicite di condotta sociale e spesso può utilizzare condotte o dire cose inadeguate al contesto e alla situazione sociale di riferimento.

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Emergono presto capacità linguistiche caratterizzate da un ampio vocabolario e da una sintassi elaborata, mentre le abilità di conversazione e l’uso del linguaggio in un contesto sociale, restano poveri e immaturi. Spesso infatti può essere presente una scarsa integrazione tra il canale verbale e non verbale della conversazione. Da adolescente il linguaggio appare eccessivamente formale e i discorsi sugli argomenti di loro interesse vengono visti come logorroici e pedanti.

Un’altra caratteristica è l’interpretazione letterale di ciò che viene detto. La persona è poco consapevole dei significati nascosti, impliciti o multipli. Questa caratteristica riguarda anche la comprensione dei modi di dire, dei proverbi, delle metafore. Il profilo cognitivo è generalmente disomogeneo; ci possono essere abilità superiori rispetto alla media dei coetanei in alcuni domini, e abilità deficitarie in altri.

Anche l’espressione e il riconoscimento delle emozioni e delle espressioni facciali sembra particolarmente compromesso. Il bambino con Asperger mostra scarsa varietà delle espressioni facciali e può mostrare difficoltà nel riconoscimento dei pensieri e sentimenti delle altre persone. Il suo vocabolario emotivo è molto ristretto, sia nel riconoscimento che nell’espressione delle emozioni. È presente una goffaggine motoria e una coordinazione immatura che permarranno anche in età adulta. Altre caratteristiche della sindrome di Asperger invece mostrano come questi bambini e adolescenti abbiano punti di forza valorizzare e sfruttare per favorire il loro adattamento alla vita sociale.

Tra i principali punti di forza si evidenziano: la creatività nel vedere e capire le cose, la tendenza ad essere onesti in ogni contesto sociale, l’umorismo che utilizzano per stabilire le interazioni sociali, la tendenza ad essere strutturati (soprattutto nelle routine), utile per il buon esito di un programma riabilitativo, l’interesse verso gli altri nonostante le difficoltà comunicative.

Asperger: cause, esordio e confronto con l’autismo

Come per l’autismo, le cause della sindrome di Asperger non sono ben note. La maggior parte delle ricerche indicano una probabile mutazione genetica che determina un’alterazione dello sviluppo neuronale e delle capacità cognitive. Le prime manifestazioni compaiono durante l’infanzia, attorno ai 2-3 anni, ma è difficile fare diagnosi prima dei 5 anni. Infatti è nei primi contesti di socializzazione che si palesano i sintomi caratteristici della sindrome di Asperger. Si stima oggi che il disturbo ha una prevalenza di 20-25 casi ogni 10.000 individui e il rapporto è di 9 a 1 a favore del sesso maschile.

La sindrome di Asperger si associa spesso, con altri disturbi come sindrome di Tourette, problemi dell’attenzione o dell’umore (depressione e ansia). A tutt’oggi non è del tutto chiaro se la sindrome di Asperger è una forma mitigata di autismo o se le condizioni sono legate da qualcosa di più delle loro estese somiglianze cliniche.

Rispetto ai disturbi pervasivi dello sviluppo, la sindrome di Asperger si caratterizza per le alte abilità cognitive e per una funzione linguistica normale paragonata agli altri disordini lungo lo spettro. Al punto che la presenza di una normale abilità di linguaggio di base è ritenuta uno dei criteri per la diagnosi dell’Asperger. Un aspetto distintivo della sindrome è la peculiare area di interesse speciale di questi bambini. In contrasto con l’autismo più tipico in cui gli interessi riguardano più oggetti, nella sindrome di asperger gli interessi appaiono più spesso essere specifici dell’area intellettuale. Inoltre, a causa della vasta gamma di sintomi della sindrome di Asperger, molti bambini colpiti non vengono riconosciuti come tali e sono semplicemente considerati bizzarri o ricevono diagnosi erronee (Disturbo da Deficit di Attenzione, disturbo emotivo).

Trattamento dell’Asperger

Rispetto alle altre forme di autismo, questa sindrome non sempre impedisce di diventare adulti funzionanti in termini di inserimento sociale. Essa non preclude il potenziale per una vita adulta normale, al punto che secondo Gilberg il 30-50% di tutti gli adulti con Asperger non sono mai stati valutati o correttamente diagnosticati. I trattamenti farmacologici sono prescritti esclusivamente per i sintomi comportamentali specifici, come l’iperattività (trattata in alcuni casi con antidepressivi) o i rituali ossessivi e le stereotipie (trattate con farmaci antipsicotici come il risperidone).

Molto efficace si è mostrato l’intervento cognitivo-comportamentale mirato all’acquisizione delle abilità sociali, il cosiddetto social skill training. A livello cognitivo attraverso questo tipo di intervento si favorisce la consapevolezza dei pensieri e delle interpretazioni degli eventi, spesso errate o distorte, al fine di correggerle. Ciò può essere molto utile per comprendere meglio le interazioni sociali e i comportamenti degli altri. La Terapia Cognitivo Comportamentale, rivolta a bambini e genitori, può essere utile nel migliorare le capacità di gestione della rabbia. In età scolare sono utili gli interventi educativi individualizzati, in modo da tenere conto delle specifiche esigenze correlate col disturbo.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta Edizione. A cura di Biondi M. Raffaello Cortina Editore, Milano 2014.
  • Cohen D.J. & Volkmar F., “Autismo e disturbi generalizzati dello sviluppo, Vol.2 – Strategie e tecniche di intervento”. Vannini Edizioni, Gussago 2004.
  • De Clercq H., “L’autismo da dentro: una guida pratica”. Erickson, Trento 2011.
  • Doneddu G. & Fadda R., “I disturbi pervasivi dello sviluppo”. Armando Editore, Roma 2007
  • Linea guida 21 dell’ISS Istituto Superiore di Sanità (2011) “Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti”.
  • Vivanti G., “La mente autistica: le risposte della ricerca scientifica al mistero dell’autismo”. Omega Edizioni, Torino 2010.

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